Salute mentale a Roma: criticità e innovazioni tra servizi carenti e protagonismo delle Associazioni di volontariato

Roma, 10 luglio 2017 – Da tempo si avvertiva la necessità di uno studio scientifico approfondito che fotografasse il sistema sanitario romano focalizzando la situazione dei servizi per la salute mentale. Questo uno dei principali meriti da riconoscere alla ricerca “Reti di cura e disagio psichico”, a cura di Renato Frisanco, promossa dalla Fondazione Don Luigi Di Liegro in collaborazione con la Fondation d’Harcourt.

 

Il lavoro di ricerca scientifica si è basato su dati e informazioni raccolte direttamente sul campo confrontando i saperi esperienziali di utenti (567), familiari (254) e mondo associativo (22 presidenti e/o referenti) con quello professionale di operatori (227) e responsabili dei presidi territoriali e dei Dipartimenti di Salute Mentale (41). 

 

Dallo studio emerge una importante conferma per chi opera da anni in psichiatria, rispetto alla grave crisi dei centri di salute mentale e dei servizi in generale per la mancanza di personale e di turn over. Una situazione drammatica che ne compromette la qualità e impedisce l’attuazione di una psichiatria di comunità, attraverso iniziative di promozione, educazione e prevenzione attiva della salute mentale. 

 

L’indagine raccoglie un altro monito segnalato dalle associazioni rispetto alla funzionalità dei servizi che non riguarda solo il deficit di risorse, bensì alcuni aspetti del loro modus operandi. A partire da un mancato coinvolgimento della famiglia e soprattutto dell’utente come risorsa attiva, con una sua presa in carico personalizzata che non si riduca a mera somministrazione farmacologica appiattita sul disturbo, ma rappresenti un progetto terapeutico-riabilitativo che l’aiuti a recuperare talenti e capacità dentro di sé. L’obiettivo è rispondere ai “bisogni di lavoro, casa e vita sociale”, ovvero i livelli essenziali di cittadinanza.

 

In tale contesto svettano importanti e coraggiose buone pratiche delle associazioni dei familiari e del volontariato, orientate a svolgere un ruolo operativo e sussidiario in un’ottica di integrazione e valorizzazione della funzione pubblica dei servizi, attraverso iniziative quali: i gruppi di auto aiuto, i corsi di formazione per i familiari di persone con disagio mentale grave, il supporto all’abitare, percorsi di recovery gratuita per il reinserimento sociale e lavorativo. Da rilevare, inoltre, un passo avanti sul piano del lavoro di rete tra le associazioni, mentre sul ruolo e incidenza delle Consulte i pareri sono molto contrastanti se non addirittura negativi. 

 

Tra le organizzazioni coinvolte nell’indagine anche Progetto Itaca Roma, attraverso un’intervista a Guido Valentini, Direttore del nostro centro di riabilitazione psichiatrica Club Itaca Roma. “Vediamo che la domanda di assistenza è in continua crescita mentre, purtroppo, il settore pubblico attraversa una lunga fase di riorganizzazione e le ASL dispongono di risorse insufficienti – ha dichiarato Valentini – per questo nel panorama romano siamo diventati un polo di riferimento, offrendo servizi gratuiti di sostegno alle persone e alle loro famiglie. In particolare, per i giovani adulti risultano molto efficaci i nostri percorsi non residenziali, finalizzati alla socializzazione e all’inserimento lavorativo, affinché possano riprendere in mano la loro vita”. E’ questa la logica della recovery e la mission della nostra associazione Progetto Itaca, che accoglie e accompagna le persone sofferenti in un progetto di inclusione, attivandone le doti e le potenzialità produttive. 

 

Per la nostra associazione è motivo di soddisfazione aver contribuito alla prima rilevazione empirica del genere condotta nella realtà capitolina, in un contesto in cui il disturbo psichico coinvolge almeno 30mila persone senza distinzioni di età e livello socio-economico. Una ricerca che vuole richiamare l’attenzione di cittadinanza e istituzioni sul tema della salute mentale in una fase difficile caratterizzata da politiche di spending review, dal ridisegno dell’assetto territoriale delle ASL e dal nuovo modello di divisione dei Dipartimenti. Con questa meritoria pubblicazione viene avviato un Osservatorio Permanente sulla salute mentale a Roma, di cui si sentiva la necessità.